Caffeina per il trattamento di adiposità e cellulite

Quando ci mettiamo alla ricerca del prodotto perfetto in grado di contrastare il i nemici cronici delle donne, la cellulite e l’adiposità localizzata, iniziamo a leggere sulla confezione le varie promesse che le case cosmetiche ci fanno: “riduzione del contorno coscia in meno di una settimana” o “addio cellulite”, sono solo alcuni dei messaggi che ci invitano all’acquisto.
Le più esperte sicuramente inizieranno a leggere l’INCI del prodotto che hanno in mano, e uno degli ingredienti che quasi sicuramente sarà presente è la caffeina, una sostanza funzionale davvero efficace per contrastare questi inestetismi, perché agisce con diversi meccanismi d’azione.




Caffeina: un ingrediente di origine naturale
Come si estrae
La caffeina, o 1,3,7-trimetilxantina, è una metilxantina (come la teofillina e la teobromina) contenuta non solo nei chicchi del caffè, ma anche nelle foglie del tè e del matè, nelle noci di cola, nei semi di guaranà e, in piccole quantità, nel cacao.
La caffeina si presenta come una polvere bianca idrosolubile che si ottiene per estrazione soprattutto dal caffè e dal tè. Le parti usate sono lasciate in ebollizione in acqua in presenza di ossido di magnesio, che provoca la precipitazione di alcune impurezze. La sostanza ottenuta, ancora grezza, si separa poi per ricristallizzazione e trattamento con carbone decolorante.

Meccanismo d’azione
La caffeina è un ingrediente che entra frequentemente nella composizione di prodotti per l’adiposità localizzata e per gli inestetismi della cellulite, nonché in cosmetici destinati ad un contorno occhi che presenta gonfiori o occhiaie.L’azione principale di questo ingrediente è di agire sui grassi, quindi sugli adipociti, con azione lipolitica, stimolando la mobilizzazione dei grassi nel tessuto adiposo.
In un tessuto normale la lipolisi avviene con un ritmo costante e ciclico che dura circa quindici giorni. È regolato da due ormoni, il glucagone e l’adrenocorticotropo (ATCH), che stimolano l’adenilato ciclasi a trasformare l’ATP (adenosina trifosfato) in AMPc (adenosina monofosfato ciclico), la quale, con azione ormono-simile, induce, tramite fosforilazione, l’attivazione della lipasi. Questa permette l’idrolisi dei trigliceridi prima in digliceridi, e, successivamente, in acidi grassi che saranno eliminati dal sistema linfatico.
La caffeina per applicazione cutanea agisce con diversi meccanismi d’azione:
  • rallentamento della degradazione di AMPc per inibizione della fosfodiesterasi, l’enzima che trasforma l’AMPc in AMP;
  • aumenta la sintesi di AMPc tramite il blocco dell’inibitore dell’enzima adenilato-ciclasi che trasforma ATP in AMPc;
  • inibisce l’espressione del gene della lipoproteina lipasi (LPL), un enzima che catalizza la sintesi dei trigliceridi a partire dagli acidi grassi;
  • migliora la microcircolazione dei vasi sanguigni, meccanismo utile quando all’adiposità localizzata sono associati edemi e sofferenza del tessuto linfatico.

L’applicazione topica generalmente non presenta controindicazioni, in quanto l’assorbimento attraverso la pelle non mostra concentrazioni ematiche tali da indurre effetti sistemici.

Il massimo di assorbimento si ottiene 100 minuti dopo l’applicazione locale, mentre gli effetti positivi sull’aspetto della buccia d’arancia e dell’adipe sono evidenti già dopo due settimane di trattamento.
L’efficacia dei prodotti cosmetici a base di caffeina dipende dalla capacità di questo ingrediente di penetrare attraverso la pelle, che non sembra essere influenzata né dallo spessore della cute né dal suo stato di idratazione.
Esistono però delle sostanze che ne aumentano l’assorbimento, come ad esempio il limonene, un terpene presente in abbondanza nelle bucce delle arance e dei limoni, che è in grado di accelerare il passaggio della caffeina nello strato corneo.
 
 




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